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Il recepimento in Italia della Direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), avvenuto a settembre 2024 con il Decreto Legislativo 125, segna un’importante svolta per le imprese, introducendo nuovi standard di trasparenza e responsabilità ambientale, sociale e di governance (ESG). Con l’entrata in vigore della direttiva europea, le aziende saranno chiamate a rispettare regole più stringenti e uniformi per la rendicontazione non finanziaria, segnando un cambiamento sostanziale rispetto al passato. L’obiettivo della CSRD è garantire una rendicontazione più chiara e comparabile sugli impatti aziendali in ambito ESG, facilitando il confronto tra imprese e offrendo a investitori e stakeholder una visione più trasparente delle loro politiche.

La CSRD: una panoramica della direttiva

La CSRD, approvata dall’Unione Europea nel dicembre 2022, rappresenta un’evoluzione della precedente Direttiva sulla Dichiarazione Non Finanziaria (NFRD) del 2014. La NFRD obbligava solo le grandi imprese con oltre 500 dipendenti e quelle quotate in borsa a fornire informazioni sulle loro performance in ambito ESG, ma aveva delle lacune in termini di copertura e di qualità delle informazioni fornite. La CSRD, invece, estende il campo di applicazione a un numero molto più ampio di aziende, introducendo requisiti di rendicontazione più dettagliati e richiedendo l’adozione di standard europei uniformi per la sostenibilità. Le imprese che non rispettano tali obblighi rischiano sanzioni significative.

Ampliamento del campo di applicazione: chi è coinvolto?

Una delle principali novità della CSRD è l’ampliamento del numero di aziende soggette all’obbligo di redigere il report di sostenibilità. Se la precedente direttiva si applicava solo alle grandi imprese quotate e a quelle con più di 500 dipendenti, la CSRD estende gradualmente l’obbligo anche alle grandi aziende non quotate, alle PMI quotate e alle filiali di gruppi multinazionali che operano nel territorio europeo.

Le aziende già soggette alla NFRD dovranno redigere i propri report utilizzando i nuovi standard a partire dal 2024 (con pubblicazione nel 2025). Dal 2025, con pubblicazione nel 2026, saranno coinvolte anche le grandi imprese non quotate che soddisfano almeno due dei seguenti criteri:

  • Più di 250 dipendenti;
  • Ricavi netti superiori a 50 milioni di euro;
  • Stato patrimoniale superiore a 25 milioni di euro.

Le piccole e medie imprese quotate dovranno conformarsi ai nuovi requisiti a partire dal 2026 (con pubblicazione nel 2027), mentre le filiali di gruppi multinazionali dall’anno successivo.

Standard di rendicontazione: verso una maggiore uniformità

La CSRD introduce standard di rendicontazione europei uniformi, che permetteranno una maggiore coerenza e comparabilità tra le informazioni fornite dalle diverse aziende. L’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) è stato incaricato di sviluppare gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), che diventeranno obbligatori per tutte le aziende coinvolte. Per le aziende italiane, ciò rappresenta una sfida importante: dovranno, infatti, allinearsi a criteri più rigorosi e dettagliati rispetto al passato, quando mancava un quadro di riferimento standardizzato obbligatorio.

Gli ESRS richiedono informazioni sull’intera catena del valore dell’azienda, sugli obiettivi di neutralità climatica per il 2050 e sui piani aziendali di transizione verso un’economia sostenibile. Questi standard coprono una vasta gamma di temi ESG, tra cui:

  • Impatto ambientale: emissioni di gas serra, uso delle risorse naturali, cambiamento climatico, efficienza energetica, inquinamento, gestione dei rifiuti;
  • Impatto sulla società: condizioni di lavoro, rispetto dei diritti umani, uguaglianza di genere, salute e sicurezza sul lavoro;
  • Governance: etica aziendale, politiche anticorruzione, diversità nei Consigli di amministrazione, gestione del rischio.

Principio di doppia materialità

Un’altra novità della CSRD è l’introduzione del principio di doppia materialità, che amplia la prospettiva con cui le aziende devono valutare e rendicontare i propri impatti. Oltre a dover riportare l’impatto delle loro attività su ambiente e società come accadeva nel passato (approccio inside-out), le imprese dovranno considerare come i cambiamenti ambientali e sociali influiscono sulle loro performance e il valore aziendale (approccio outside-in).

I principi ESRS non impongono una metodologia standard per gestire il processo di analisi di materialità. Ogni impresa, infatti, presenta caratteristiche uniche in termini di attività economica svolta, posizione geografica e catena del valore. Di conseguenza, il processo di valutazione della materialità deve essere adattato alle specificità di ciascuna impresa, rendendo difficile una completa standardizzazione.

Audit obbligatori e maggiore trasparenza

La CSRD introduce l’obbligo di sottoporre le informazioni non finanziarie alla verifica di audit esterni, similmente a quanto avviene già per i bilanci finanziari. Questo requisito ha l’obiettivo di aumentare l’affidabilità e la credibilità dei dati ESG forniti dalle aziende, garantendo che tali informazioni non siano soltanto un esercizio di immagine, ma riflettano realmente le loro politiche e pratiche operative.

Strategie aziendali e sviluppo sostenibile

La CSRD promuove, inoltre, una più stretta integrazione tra le strategie aziendali e la rendicontazione di sostenibilità. Le imprese devono dimostrare concretamente come le loro politiche ESG siano allineate agli obiettivi di sviluppo sostenibile e incorporate nelle strategie di lungo termine. Questo significa che non sarà più sufficiente limitarsi a dichiarazioni generiche sull’impegno per l’ambiente o il benessere dei lavoratori: le aziende dovranno presentare dati tangibili e misurabili che evidenzino il contributo concreto verso il raggiungimento di questi obiettivi, rendendo più chiaro l’impatto delle loro azioni.

Conclusione

Il recepimento della Direttiva CSRD in Italia segna un cambiamento importante per le imprese, imponendo standard più rigidi e promuovendo una maggiore trasparenza nella rendicontazione delle performance ESG. La nuova normativa non solo amplia la platea di imprese coinvolte, ma richiede anche un approccio più accurato e verificabile, favorendo così un confronto più equo tra le imprese. Per molte aziende italiane, questo processo richiederà risorse e competenze aggiuntive, ma rappresenta anche un’opportunità unica per migliorare la propria competitività e attrarre nuovi investimenti.

L’adeguamento tempestivo alle disposizioni della CSRD sarà cruciale non solo per soddisfare i requisiti legali, ma anche per costruire una reputazione solida in un mercato globale sempre più attento alle tematiche di sostenibilità e responsabilità sociale. L’adozione di pratiche ESG robuste e trasparenti offrirà alle imprese l’opportunità di rafforzare la fiducia degli stakeholder, accrescere il valore a lungo termine e contribuire attivamente al raggiungimento degli obiettivi globali di sviluppo sostenibile.