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Analisi delle emissioni odorigene e modello Real time

Quando si parla di emissioni industriali, l’attenzione si concentra spesso su sostanze tossiche o clima-alteranti, ossia quelle con un impatto diretto sull’ambiente e sulla salute umana. Tuttavia, con l’espansione delle città e la crescente vicinanza tra aree urbane e siti produttivi, emerge un’altra criticità: le emissioni odorigene.

Sempre più spesso, i cittadini segnalano disagi legati agli odori provenienti da attività industriali, rendendo questo tema una sfida concreta per le aziende. A differenza di altre emissioni, il problema principale degli odori è la difficoltà nel misurarne l’impatto oggettivo: come si quantifica un odore? E, soprattutto, come può un’azienda gestire questa problematica in modo efficace?

La normativa italiana di riferimento in materia di gestione degli impatti ambientali e tutela del territorio, come il Decreto Legislativo 152/2006 e successive modifiche, menziona esplicitamente le emissioni odorigene, ma senza definire criteri specifici per la loro gestione o limiti autorizzativi.

Per colmare questa lacuna, nel 2023, è stato pubblicato dal MASE il decreto direttoriale di approvazione degli “Indirizzi per l’applicazione dell’articolo 272-bis del D.Lgs 152/2006 in materia di emissioni odorigene di impianti e attività”. Questo documento rappresenta un riferimento tecnico per le aziende che nella propria Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) o Autorizzazione Unica Ambientale (AUA) sono sottoposte a prescrizioni legate alle emissioni odorigene.

Il decreto fornisce indicazioni metodologiche per la caratterizzazione, la valutazione e la gestione degli odori, supportando enti di controllo e imprese nell’adozione di soluzioni efficaci per mitigare l’impatto sulle comunità circostanti.

COME SI MISURA L’IMPATTO ODORIGENO

Le metodologie di misurazione degli odori si suddividono in tre principali categorie:

Metodi analitici

Metodi sensoriali

Metodi senso-strumentali
Si basano su analisi chimiche

(es. GC-HRMS) per determinare la composizione di una miscela gassosa.

Seguono la norma UNI EN 13725:2004 e si basano su diluizioni successive del campione per determinare la soglia olfattiva.Utilizzano sensori in grado di rilevare i gas e simulare la percezione umana attraverso tecniche di pattern recognition.

 

Il decreto indica il metodo sensoriale come il più comunemente utilizzato. Questo metodo esprime la concentrazione dell’odore in unità olfattometriche per metro cubo (ouE/m³), valore che indica il numero di diluizioni necessarie affinché almeno il 50% degli esaminatori non percepisca più l’odore.

Prima di sottoporre il campione ai test olfattometrici, viene effettuata un’analisi preliminare per escludere la presenza di sostanze potenzialmente pericolose per la salute degli operatori, garantendo così la sicurezza della procedura.

CARATTERIZZAZIONE DELLE EMISSIONI E RELATIVA GESTIONE

Per valutare l’impatto delle emissioni odorigene, è fondamentale analizzare il contesto in cui opera l’azienda. Il territorio circostante può avere destinazioni d’uso diverse: agricolo, residenziale, commerciale o industriale, e ciascuna di queste richiede limiti odorigeni specifici.

Oltre alla classificazione urbanistica, entrano in gioco fattori ambientali come le caratteristiche geomorfologiche e le condizioni meteorologiche, che influenzano la dispersione degli odori e la loro percezione da parte della popolazione.

Il decreto prevede, dunque, nel caso di nuovi impianti, di modifiche significative o di criticità evidenti legate alle emissioni odorigene, un’analisi dettagliata delle fonti di emissione. Questa deve includere la stima della portata in unità olfattometriche al secondo (ouE/s) e l’integrazione con dati meteorologici e orografici, al fine di prevedere il comportamento delle emissioni e individuare le misure di mitigazione più efficaci.

MODELLO DI DISPERSIONE REAL TIME DI SMA

Un elemento chiave previsto dal decreto è l’adozione di un modello di dispersione che analizzi la diffusione delle emissioni odorigene. Questo modello consente di monitorare la propagazione degli odori, valutandone non solo la direzione, ma anche la portata, così da individuare le aree più esposte e potenzialmente soggette a disagi per la popolazione.

Per migliorarne l’efficacia, SMA integra al sistema dei dispositivi di monitoraggio in tempo reale, che forniscono dati aggiornati sulla dispersione degli odori. Integrando gli strumenti di analisi olfattometrica con stazioni meteo che monitorano continuamente parametri chiave come temperatura, direzione e velocità del vento, pressione e umidità, è possibile ottenere una valutazione in tempo reale dell’impatto sul territorio. Inoltre, questa combinazione consente di avere uno storico delle dispersioni passate e di prevedere quelle future, rappresentando così uno strumento essenziale per una gestione efficace delle emissioni.

La propagazione degli odori nell'aria

STRATEGIE PER LA RIDUZIONE DELL’IMPATTO ODORIGENO

Le aziende possono adottare diverse strategie per ridurre le emissioni odorigene, tra cui:

  • Modifiche ai processi produttivi, per limitare la formazione di composti odorigeni;
  • Sistemi di trattamento degli effluenti, come biofiltri, scrubber chimici e ossidatori termici;
  • Piani di monitoraggio e gestione, per controllare costantemente la qualità dell’aria e intervenire tempestivamente in caso di criticità.

CONCLUSIONE

Il tema delle emissioni odorigene è destinato a diventare sempre più rilevante nella gestione ambientale delle imprese. L’adozione di modelli di dispersione e strategie di mitigazione non solo aiuta a rispettare le normative, ma rappresenta anche un passo avanti verso un rapporto più armonioso tra attività industriali e comunità locali.